Manno, la riconversione anti-crisi

  • 01 mag 2020

Il lockdown seguito alla pandemia di Covid-19 aveva portato a un crollo immediato del fatturato: -80%, a causa della chiusura dei ristoranti. Ma al Gruppo Manno – storica azienda familiare con sede a Porto Santo Stefano, in attività nella filiera del pesce dal 1904, 170 dipendenti diretti e indiretti che arrivano a 300 con l’indotto, 32 pescherecci, 5 ristoranti in tutta Italia – non si sono mai fermati. E così, con le barche sempre in mare, hanno puntato sul delivery: prima con la consegna a domicilio dei pasti proponendo offerte particolarmente convenienti e poi portando direttamente a casa dei clienti anche una serie di eccellenze enogastronomiche tutte maremmane di produttori con i quali hanno stretto un’intesa, in collaborazione con la delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud. Una strategia vincente.

«Lavoriamo nella filiera del pesce dal 1904 – dice Maurizio Manno – con imbarcazioni di proprietà e gestione delle marinerie a Porto Santo Stefano: è la flotta più grande del Tirreno. Negli anni ci siamo evoluti, espandendoci con una controllata in Francia, una sede a Milano e nel 2013 una ditta di trasporti. Dalla pesca al commercio, fino alla ristorazione, per avere l’occasione di vendere direttamente i nostri prodotti, il pesce povero dell’arcipelago. In media 1.300 cassette da 5 chili al giorno, 30 tonnellate alla settimana. Per questo nel 2013 abbiamo aperto un ristorante a Capalbio, nel 2016 a Firenze, nel 2017 a Milano in zona City Life, nel 2019 a Parma e nel 2020 all’isola d’Elba. Allo scoppio della pandemia abbiamo registrato un calo dell’80% netto del fatturato. Ovvio, perché i ristoranti erano chiusi e la grande distribuzione non voleva pesce fresco. I prezzi del prodotto sono crollati e le barche si sono fermate. Ma non le nostre. Abbiamo dovuto inventarci qualcosa, puntando sul fatto che mangiare pesce fa bene soprattutto in questo periodo di quarantena: in quasi tutti i nostri ristoranti abbiamo pensato di offrire abbonamenti mensili a prezzo calmierato per avere piatti di pesce a domicilio anche tutti i giorni, trasformando i nostri camerieri in addetti alle consegne. L’obiettivo non è certo guadagnarci, ma mantenere in vita la filiera della pesca e conservare i posti di lavoro».

I clienti hanno apprezzato. E hanno chiesto di più. «Visto che fare la spesa era complicato, soprattutto nelle città – ricorda Manno – i nostri clienti hanno cominciato a chiedere se fosse possibile consegnare loro anche altri prodotti, e così ci siamo attrezzati per la spesa a domicilio. Essendo maremmani nel dna, abbiamo cercato di offrire proprio prodotti d’eccellenza della nostra terra: grazie alla collaborazione della delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud, con l’intervento del responsabile Giovanni Mascagni, possiamo offrire un paniere di grande qualità». Tutto sul sito web www.vivoacasa.it. Dal Latte Maremma ai Salumi Franchi, dai prodotti dell’azienda agricola La Selva a quelli di Sfera, e ancora il caseificio Il Fiorino, il frantoio Franci e i vini Montauto e Banfi. «Siamo soddisfatti – spiega Maurizio Manno – perché stiamo provando a reagire alla crisi, riuscendoci, attraverso un sentimento di comunità e solidarietà. La sfida si vince solo se restiamo tutti uniti: l’ho scritto anche ai nostri dipendenti, in una lettera. Ci dobbiamo sentire tutti parte di una filiera, di una comunità. Dobbiamo cercare di ripartire dalle collettività, dalle comunità locali, per poi espandere questa visione. È necessario prenderci cura l’uno dell’altro anche a livello economico, altrimenti come possiamo chiedere solidarietà all’Europa? Sono convinto che in Maremma e nel resto d’Italia abbiamo tutti gli strumenti e le capacità per cercare e attuare strategie importanti per la ripartenza».

E Confindustria è a disposizione. «In tempo di crisi, come questo – dice Francesco Pacini, presidente della delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud – è ancor più importante mettere a punto e attuare strategie intelligenti e vincenti per superare le difficoltà. E una cosa che tutti possiamo fare subito è promuovere collaborazioni a livello locale, sinergie tra realtà produttive diverse per valorizzare le reciproche qualità, a vantaggio di ognuno. Questo vale per il comparto agroalimentare, come in questo caso, ma non solo. È un valore aggiunto, soprattutto perché nel nostro territorio certamente le eccellenze non mancano. Confindustria resta a disposizione per favorire le joint venture».

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